COSTE MARE E GROTTE DEL SALENTO

coste_mare_grotte

Il mare del Salento regala gioe e visioni, intrecci di festosi colori, favolose storie e antichissime leggende. Bisogna percorrerlo lentamente con un ritmo antico delle barche a remi, o con quello ventoso delle vele, per poterlo apprezzare e ammirare pienamente.
I panorami offrono luoghi da sogno: le spiagge di Alimini con le alte dune; la costa bassa di Gallipoli con il sole che sembra “salutare” l’antica chiesetta bizantina di S. Mauro; le spiagge di Ugento, le marine di Alliste, di Racale; di Felline, e poi S. Caterina, le pareti rocciose di Porto Selvaggio e la costa bassa con le bianche spiagge di Porto Cesareo.

Dai Portolani: si notano la colonna con la Madonna di Montevergine ad Ovest, il campanile della Cattedrale di Otranto, il Castello ad Est, i bastioni che fasciano l’abitato, il Sacrario dei Caduti e la Torre del Serpe.
La Palombara è una delle zone più suggestive per gli appassionati dei fondali marini, da qui si raggiunge la Torre delle Orte e superata Punta Facì entriamo in una vasta baia tra le più spettacolari d’Italia; vi si vede il Capo d’Otranto con il suo faro, numerosissime calette, grotte ed una spiaggia detta Porto Grande; è il luogo più riparato dalla tramontana mentre con il vento di scirocco è molto difficile accedervi. I canali della marina dei Monaci costituisce un percorso adatto agli appassionati di trekking è il più interessante di tutti è Canale Oscuro. Attraversiamo Capo Palascìa per giungere a Sant’Emiliano, insenatura dalle acque limpidissime, con al centro il piccolo isolotto.
Santa Cesarea o Cisarea era una fanciulla con la precoce vocazione alla vita monastica; narra la leggenda, che il padre voleva mandarla in sposa contro la sua volontà; al suo rifugio la inseguì per ucciderla e giunti in riva al mare la fanciulla, che non aveva più scampo, indirizzò al cielo un’ultima disperata preghiera “aprite munte e ‘nghiutti Cisaria”. La roccia dura e compatta allora si aprì in un’immensa voragine che inghiottì lei ed il padre blasfemo. Dagli stivali demoniaci del padre nacque lo zolfo che caratterizza le acque termali del posto.
Ercole ed i Giganti è una leggenda più antica, che viene dal mondo classico, narra di Ercole che scaraventò i Giganti Leuterni giù dal monte Olimpo presso il campus cumflagrationis per inseguirli ed ucciderli proprio nel promontorio Iapigio, nella terra dei Messapi, creando, dal corpo in dissoluzione dei giganti le acque sulfuree di Ugento, Leuca e Santa Cesarea.
Dopo qualche km giungiamo a Castro dove ci dà il benvenuto la celebre Grotta  Zinzulusa originata da un antico fiume, che da qui sfociava in mare; la splendida grotta conserva gelosa, i suoi tesori Naturalistici, colonie di pipistrelli che qui nidificano in primavera ed in autunno, abitano la grotta; proprio i pipistrelli l’avevano quasi consumata al tempo della sua scoperta con il loro guano. Il prezioso elemento, utilizzato nell’industria cosmetica, fu estratto fino agli anni sessanta da un ditta specializzata. La grotta ha restituito reperti di epoca preistorica, ma il tesoro più prezioso è costituito dai cosiddetti “fossili viventi” che sopravvivono nel fiume carsico che scorre sul fondo della grotta visibile tutto l’anno.

La Grotta degli Amanti narra che due giovani innamorati si rifugiarono in questa grotta per ripararsi dal freddo vento di tramontana; all’interno, “parlando di amore”e non accorgendosi che il mare si ingrossava e che la marea saliva, morirono teneramente abbracciati. Da allora, in primavera si sentono ancora i sospiri e le frasi d’amore dei due giovani.

Grotte della Posia dette anche erroneamente grotta della “Poesia” si trovano a Roca Vecchia nella zona archeologica, le Grotte sono due ad una distanza di circa 60 metri una dall’altra le due grotte sono ragginte dall’acqua del mare ed ad entrambe sono crollati i tetti possono essere raggiunte anche dal mare viaz nuoto o con una piccolissima imbarcazione.
Nella Grotta della Posia Piccola in ambito archeologico nel 1983 sono state trovate delle iscrizioni messapiche, latine e Greche dal quale è stato possibile stabilire che nell’antichità era un luogo di culto del Dio Tator o Teotor
Sulla Grotta della Posia, si narra anche di una bellissima principessa che amava fare il bagno nelle acque salutifere della grotta; la sua bellezza era così folgorante che ben presto la notizia si diffuse in tutta la Puglia. Fu così che schiere di poeti provenienti da tutto il Sud dell’Italia si riunivano in quel luogo per comporre versi ispirati dalla sua bellezza.
La Grotta Monaca si apre su un insenatura facilmente raggiungibile ed indica una grotticella che in passato presentava una stalagmite a forma di monaca; subito dopo troviamo San Pietro dei Canali, così chiamato per la grande quantità di sorgenti d’acqua dolce; poco più avanti incontriamo due grosse rocce chiamate “Lu Pisce” in ricordo di un enorme capodoglio che vi rimase incagliato e la Staffa, piccola spiaggetta a forma di ferro di cavallo.