Archivio mensile:febbraio 2016

LE ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE

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In molte culture, è usanza ormai radicata quella di festeggiare il 19 marzo San Giuseppe, marito di Maria e padre putativo di Gesù. Un tempo questa festività non era solamente sentita in modo molto forte dalla chiesa ma anche dallo Stato, infatti in antichità questo era un giorno festivo, poi con una legge del 2005 è divenuto un comune giorno feriale. Comune per le autorità amministrative, poiché questa rimane per la comunità cristiana una ricorrenza molto sentita dal punto di vista dei riti religiosi ma anche per quelli che accompagnano questo giorno nel proprio focolare domestico. Sebbene oggi sia stata istituita ufficialmente la festa del papà, rimane il 19 marzo la celebrazione ideale per ricordare e onorare i propri padri, sovente donando loro i tipici dolci, le zeppole. In tutta Italia si preparano questi dolci tipici, e, nonostante alcune modifiche a forme e nomi, gli ingredienti principali rimangono pressoché quasi gli stessi in tutte le regioni, anche se poi ognuna ha sviluppato le proprie aggiunte segrete.
Queste tradizioni che si tramandano ancora oggi sono molto sentite soprattutto nei piccoli paesi delle regioni meridionali, a forte carattere religioso. Sicilia, Puglia, Abbruzzo ne sono un esempio esplicito, grazie alla preparazione non solo delle zeppole, ma anche di altri riti tradizionali come le tavole e le tavolate di San Giuseppe. Ogni occasione è buona per adorare e offrire dei rituali ai Santi, per questo motivo si celebrano ogni anno più di due santi al mese.

In occasione del 19 marzo, le donne ma anche oramai molte pasticcerie e grandi supermarket, che hanno visto in questa data il proprio business preparano con largo anticipo i tipici dolci che saranno poi donati ai padri di famiglia e gustati tutti assieme attorno alla tavola imbandita.
Le zeppole sono delle ciambelle, fritte nello strutto e farcite con crema pasticcera, crema al cioccolato o amarene sciroppate. Queste, in alcune regioni di Italia sono un tipico dolce carnevalesco. Ma non nel Salento, dove, seppur presente durante tutto l’anno, questo rimane un tipico dessert di San Giuseppe.

Nella parte meridionale della Puglia, la zeppola, che nel corso degli anni ha assunto nuovi gusti come l’aggiunta di nuove creme e farciture, o anche la cottura al forno o nell’olio di oliva, non è l’unica tradizione che accompagna questa data. Infatti, in molti comuni le famiglie sono molto solite portare avanti la tradizione delle Tavole di San Giuseppe, delle vere e proprie tavole, riccamente imbandite con piatti tipici della zona, dalle rape alle cicorie, dalle favenette al pane fatto in casa. Questa è un’usanza molto particolare poiché inizia già dal 18 di marzo, quando si iniziano a preparare le pietanze che saranno poi distribuite nella cena del 19.
In questa occasione, si celebra la divisione e la condivisione, infatti il padrone di casa che invita e offre il suo cibo nulla può mangiare se non gli avanzi di quelli che sono stati i suoi ospiti, che vanno da un numero minimo di 3 persone, a simboleggiare la Sacra Famiglia, fino ad un massimo di 13 persone, come gli apostoli nell’ultima cena, o comunque un numero compreso ma sempre dispari. In passato si approfittava di questa occasione per ospitare le famiglie più numerose o povere del paese, mentre oggi si è soliti invitare parenti ed amici e assieme a loro gustare le gustose pietanze. Si possono preparare un piatto per ogni ospite, oppure tanti piatti per invitato quanti sono gli ospiti, per un massimo di 169 portate, ossia 13 piatti per ognuno dei 13 ospiti. Ogni invitato ha la sua parte nella cena, ed è chiamato ad impersonare il santo a lui assegnato. Questa è una tradizione molto radicata nei piccoli borghi del Salento e, nonostante la fatica per portarla a termine, ancora oggi sono molte le famiglie che si riuniscono in questo giorno per festeggiare come in antichità.

Il rituale consiste in alcuni passaggi che possono sembrare complessi e strani, ma che ormai sono divenuti normalità per chi da tanti anni porta avanti questo rituale.
Il giorno di San Giuseppe, dopo aver ascoltato la santa messa, ci si reca tutti insieme a casa della famiglia che offrirà la cena, e una volta accomodati si attende l’arrivo del sacerdote che benedice la tavola imbandita. Dopodiché è l’ospite che impersona San Giuseppe a portare avanti la serata, infatti è lui che decide quando tutti gli altri possono iniziare a mangiare, quando passare alla pietanza successiva, tutte rigorosamente servite dalla famiglia ospitante, e quando si smette di mangiare per poi portarsi a casa tutto ciò che è rimasto. Per molti, questa rappresenta un’usanza stramba e priva di senso, ma per molte famiglie molto devote la celebrazione di questa ricorrenza è fondamentale, soprattutto per avere la benedizione per la propria famiglia.
In queste tavole imbandite, certo non possono mancare i piatti tipici della tradizione salentina come: massa e ciciri, lampascioni, fave, cicorie, pesce fritto, pittule e per ultimo, ma non per importanza il dessert, le zeppole.

QUANDO IL VENTO FISCHIA IL KITER RISPONDE

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Sembrava che sul Salento fosse arrivata la neve, questa sconosciuta ai più, ha iniziato a fioccare incessante e posandosi sulle auto e sul ciglio della strada ha fatto dimenticare il freddo pungente che la accompagnava, le guance rosse dei bambini usciti per le strade a giocare, il pizzicore delle mani addormentate dal freddo e i nasi congelati sono passati in fretta in secondo piano, lasciando il posto allo stupore e alla meraviglia di chi non vedeva neve dai lontani anni 2000 quando una fioccata aveva imbiancato la Puglia intera. Ma presto questo sogno è andato via via svanendo quando il freddo, durato poco più di due giorni ha lasciato lo spazio al sole, che alto ha sciolto il poco ghiaccio che era rimasto per strada, e con esso ha portato via la magia che si era creata. Le temperature non ci hanno messo molto per alzarsi, e lo scirocco ha giocato un ruolo fondamentale. Le giornate invernali, quelle dal freddo pungente hanno lasciato il posto a temperature e clima primaverili, la pioggia e il freddo sul Salento sembrano per ora un dolce ricordo, mentre i piumoni rimangono perfettamente ripiegati negli armadi. E in questa altalena di temperature, dove gli anziani dei Paesi salentini sostengono che non esistono più le mezze stagioni e il mondo si sta capovolgendo, si trova anche una categoria di persone che non disdegnano il caldo, non temono il freddo e contro tutto e tutti affrontano il mare in ogni stagione dell’anno.

Muta alla mano,questi temerari si confrontano con il mare in tempesta e pregano Eolo di dare una bella scossa al mare. Sto parlando dei praticanti del surf e del kitesurf, due sport estremi, i cui praticanti non hanno paura delle acque divenute fredde man mano che l’inverno si è addentrato, non hanno paura di cavalcare le onde nemmeno con il tempo grigio e i nuvoloni in lontananza. Questi coraggiosi non hanno fissa meta, ma, sito di meteorologia alla mano inseguono le condizioni climatiche a loro più favorevoli. Due mondi divisi, paralleli e opposti quelli del surf e del kite, che richiedono caratteri e onde diverse, e poco importa che sia la costa jonica o quella adriatica, l’importante è il mare buono!
I surfisti, in genere non guardano al vento ma alle onde del mare, e quando il vento carica aspettano il giorno giusto, quello senza vento ma con mare carico di onde. Mete ideali in un giorno con onde perfette sono: Porto Cesareo, infatti la lunga costa sabbiosa è ben protetta e racchiusa in un abbraccio da alte dune di sabbia che proteggono dal forte vento, perché prima di tutto la sicurezza! E diametralmente opposto, San Foca, offre delle piccole spiagge, baie nascoste da sfruttare per praticare lo sport del cuore, perché, sfatiamo un mito, non tutti gli uomini italiani seguono il calcio. La domenica mattina, questi avventurieri degli sport estremi, e vi stupirete anche scoprendo che sono moltissime le ragazze che li praticano, girano alla ricerca della spiaggia con le giuste condizioni.
Anche se agli antipodi per caratteri e stili di vita, anche chi pratica kitesurf è sempre alla ricerca della giusta meta. Per gli amanti di questo sport, invece, molto importante è il vento affinché l’aquilone possa spingere i kiters in acrobazie sempre più spettacolari. Anche per loro è importante trovare il luogo ideale con il vento giusto, perchè non è tanto solo il divertimento ma anche i pericoli a cui si va incontro. Poco importa che sia Torre dell’Orso o Frassanito, quando il vento fischia, il kiter risponde. Zaino in spalla, aquilone, muta, tavola e tanti amici pronti a seguirti. Per chi ormai, dopo avermi letto, non può fare a meno di provare le incredibili emozioni che regalano questi sport, può iscriversi ad un corso di surf, che solitamente si tengono a San Foca, ma anche ad uno di kite, presso la Spiaggia Bianca, nelle vicine Cesine, numerose sono le scuole che non solo tengono corsi ma affittano l’attrezzatura a chi ne è sprovvisto.
Come dicevamo, tanto divertimento, ma anche sicurezza, le prime lezioni, infatti sono dedicate alla sicurezza in acqua e ai dispositivi di cui sono dotate le attrezzature per vivere il mare in modo responsabile e per non essere di intralcio agli altri.

Questi sport, ancora non totalmente regolamentati e legiferati in Italia, non sono ben visti dalle autorità locali, dai bagnanti e dai gestori dei lidi, ed è per questo motivo che d’estate sia gli amanti del surf che del kite, sono in continua lotta alla ricerca di una spiaggetta libera o con pochi bagnanti, perchè in quelle situazioni bisogna stare attenti a se stessi ma anche a chi nuota tranquillo nell’acqua. Ma neanche questo spaventa i nostri intrepidi avventurieri che nonchalance allontanandosi dalle spiagge affollate continuano la loro corsa alla ricerca del mare buono! Ed è proprio per questo motivo che d’inverno i surfisti si scatenano, il mare è tutto per loro, i lidi sono chiusi e le spiagge sono deserte, la distesa di acqua azzurra e ormai fredda è il rifugio di tranquillità e relax, il porto sicuro dove rifugiarsi per allentare le tensioni della vita quotidiana e lasciare andare liberi i pensieri. Con i piedi a mollo nell’acqua e il cielo che si confonde con essa all’orizzonte, la mente si svuota e ci si sente padroni e travolti da intense emozioni. La vita è breve, abbandonate pantofole e divano e immergetevi a pieni polmoni in una nuova visione del mare in inverno e dell’esistenza stessa.