Archivio mensile:febbraio 2015

IL CARNEVALE GALLIPOLINO

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Gallipoli, meraviglioso borgo che si affaccia sulla costa occidentale del Salent
o, affacciato sul mar Ionio si è conquistato meritatamente l’appellativo di “Città Bella”, significato dal toponimo che deriva dal greco, e che sembra essergli stato cucito addosso. Accattivante lo è stata fin da sempre, dai suoi più antichi albori, sempre sotto minaccia dei popoli invasori che nel corso dei secoli si sono susseguiti alla ricerca disperata della conquista di questa terra così ricca di emozioni. Dai Romani, ai Barbari, ma anche i Bizantini, Normanni, Aragonesi, hanno nel corso del tempo cercato di minare alla stabilità e sicurezza di un luogo gradito ai più.
Dal mare all’entroterra, Gallipoli è in grado di offrire in ogni periodo dell’anno paesaggi mozzafiato, un mare spettacolare, lunghe spiagge che circondano la cittadina e le località marine circostanti, il tutto racchiuso dalla cornice di arbusti profumati e sempreverdi della macchia mediterranea.
Il suo punto forte per lungo tempo è stato il porto, anzi i porti visto che sono due i punti in cui le imbarcazioni possono attraccare, e le attività commerciali ad esso connesse. Il più antico, il porto peschereccio, sorge nei pressi della Fontana Greca e a ridosso del Rivellino, quasi al confine tra il borgo moderno e la città vecchia.
Sì proprio perchè questa “Città Bella” ha due volti, si presenta divisa in modo netto in due parti il Borgo e il Centro Storico, unite da un ponte. Il Borgo corrisponde alla parte moderna della città ed è situato più ad est su di un promontorio, mentre il centro storico si trova più ad ovest su un’ isola di origine calcarea. La parte antica di Gallipoli è circondata da bastioni e mura di difesa lunghe circa un chilometro e mezzo, costruite con lo scopo di difendere la città dagli attacchi dei nemici provenienti dal mare.

Proprio in questi giorni che precedono il periodo che introduce alla Quaresima, la città si illumina, si colora, si mette a festa affollata da una miriade di bambini festanti che festeggiano per le viuzze del paese il carnevale. E tra uno scherzo, una risata, una mascherina, la gente sembra dimenticare almeno per un po’ i problemi che affliggono il Paese.
Il carnevale di Gallipoli è il secondo per importanza nella regione Puglia, secondo solo a quello di Putignano. Il periodo del carnevale lo si fa coincidere con l’accensione della focara di Sant’Antonio Abate il 17 gennaio, ma i festeggiamenti cominciano più tardi, nei primi di Febbraio.
Il punto cruciale di questa grande festa si raggiunge l’ultima domenica prima del Martedì grasso, giorni in cui per le vie della città e soprattutto sul principale Corso Roma, sfilano i carri allegorici realizzati in cartapesta dagli artigiani. I bambini festosi assieme a gruppi numerosi di persone vestite in maschera mettono in funzione il carro e sfilano insieme a loro cantando, ballando, e lanciando una miriade di coriandoli colorati sulle teste delle persone che meravigliate si trovano ad assistere ad uno spettacolo incredibile.
La tradizione del carnevale è molto più antica della “festa ufficiale”, infatti si sono conosciuti documenti settecenteschi da cui risultano spettacoli folkloristici e della cultura locale carnevaleschi e si pensa che le origini reali risalgano al periodo medievale.

Da questi documenti si deduce che già all’epoca cospicui travestimenti si spargevano per le vie del centro storico, realizzati sia con i panni dei poveri che con le sete dei ricchi e coinvolgendo così tutte le fasce sociali, con lo scopo di far divertire e somministrare scherzi a tutti dimenticando per qualche tempo i problemi del quotidiano. Le maschere erano accolte tra acclamazione e coriandoli. I primi carri sarcastici comparvero all’inizio del Novecento.
Il rilancio e la notevole diffusione del Carnevale a Gallipoli, così come lo conosciamo oggi, in pianta ferma e organizzata, cominciò dopo la Seconda Guerra Mondiale, con successo sempre maggiore e arrivando ad accogliere anche più di centomila persone.
Anche il Carnevale di Gallipoli ha una sua caratteristica maschera, quella conosciuta come “Lu Titoru”, nome dialettale per Teodoro. La sua maschera nasce per ricordare appunto Teodoro, che secondo la tradizione dopo essere tornato dal servizio militare chiese alla madre di preparargli delle gustose polpette. Non avendole mangiate per molto tempo, però, le trangugiò con foga e rimase soffocato. Un’altra versione dice che il giovane, finalmente abbandonatosi al divertimento e al cibarsi smodatamente, rimase soffocato mentre mangiava salsicce e polpette una dopo l’altra. La madre del ragazzo viene chiamata Caremma, nome dialettale per Quaresima.
Anche in questo inverno particolarmente rigido, c’è da divertirsi e da scoprire un mondo nuovo fatto di gioia e grida di bambini, canti, balli e musica. Le vie del centro si affollano e sembra primavera, grazie ai colori delle mascherine, viste dall’alto potrebbero sembrare un esercito di formichine colorate, ma una volta immersi nella mischia c’è solo da lanciarsi in un ballo scatenato perché anche solo per un momento è bello lasciarsi andare e ritornare bambini.

Strutture ricettive per le tue vacanze a Gallipoli:

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