Archivio mensile:giugno 2014

LECCE

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Lecce è capoluogo della provincia e centro spirituale, culturale ed economico del Salento. Le sue origini si perdono nel corso dei millenni, ma, ad attestare l’antica importanza, vi sono testimonianze ancora visibili, dell’epoca messapica e romana.
Città barocca, per eccellenza, Lecce sorprende per le ricchezze architettoniche dei suoi palazzi e la bellezza antica delle strade tortuose e strette del suo nucleo urbano antico, larghe e diritte nei nuovi rioni sorti fuori della cerchia delle mura. La presenza di numerosi ordini religiosi diede origine alle tantissime chiese, alla fioritura artistica e culturale che valse alla città i titoli di “Atene della Puglia” e “Firenze del Sud”. Il mitico fondatore di Lecce fu Malennio, re dei Salentini, discendente addirittura di Minosse. Fu saccheggiata due volte da Totila; disputata per secoli tra Bizantini, Longobardi e Arabi, con la morte di Ottone II di Sassonia rimase in possesso dei Bizantini che ne fecero un importante centro di vita culturale e religiosa. Passò poi ai Normanni e di seguito agli Angioini sotto i quali divenne feudo dei Briemme, poi degli Enghien ed infine degli Orsini del Balzo ed in questo periodo Lecce conobbe il suo massimo fiorire economico. Verso la metà del XVI secolo fu trasformata in fortezza dagli spagnoli e nel 1647 la città fu al centro di un movimento antispagnolo represso con la violenza. Dopo due secoli di sottomissione ai Borboni Lecce trovò il coraggio di partecipare ai moti liberali; nel 1848 nella città si costituì un governo provvisorio e la sua provincia incomincia ad assumere una configurazione vicina all’attuale.

Lecce è la capitale del barocco, ma questo è tutto particolare; ha poco da dividere con lo stesso stile architettonico di qualsiasi altra parte del mondo. Il barocco di Lecce è legato ad un segreto tutto suo: quello della qualità unica della pietra leccese; un calcare tenero, biancastro o giallognolo, facilmente lavorabile che nell’aria indurisce e assume col passare del tempo un caldo colore dorato. È questa pietra che sta alla base del barocco leccese; ne sono esempi principali il Duomo, con il seminario e il Palazzo Vescovile, che racchiudono una delle più straordinarie piazze d’Italia. Lecce, infatti, ha un patrimonio monumentale che è oggetto di appassionata ammirazione e che poche città possono vantare. Patrimonio costruito per la massima parte da edifici sorti tra la fine del ‘500, quando lo stile rinascimentale stava per sfociare nel barocco ed i primi del ‘700, quando il barocco incominciava ad avere forme di maggiore compostezza. È durante tale periodo che Lecce si arricchisce, per il mecenatismo della Chiesa, dei suoi edifici ecclesiastici più fastosi; infatti ha un incredibile numero di edifici sacri: la Chiesa del Rosario, la chiesa del Carmine, dei Teatini di S. Chiara, S. Matteo, SS. Nicolò e Cataldo, le Grazie, S. Irene, S. Giovanni Battista, la Basilica di S. Croce che è il più importante monumento dell’epoca. Non bisogna, però, credere che visti quei monumenti l’interesse artistico nei riguardi di Lecce sia esaurito, tutt’altro. Lecce è una città che ad ogni angolo può offrire un portale, un loggiato, un archetto, una bifora di deliziosa fattura, è come una sinfonia di forme e di espressione che gli artisti di altri tempi hanno saputo comporre in una specie di ricamo che si adagia su tutta la città. Gli antichi limiti della città erano segnati da quattro porte di cui oggi ne rimangono solo tre: Porta Napoli o Arco di Trionfo, la più antica, costruita nel 1548 in onore di Carlo V davanti alla quale sorge l’obelisco dedicato ai Borboni; Porta Rudiae costruita nel 1703 sormontata dalle statue di S. Oronzo, San Domenico e Santa Irene, vi sono sotto i busti di Euippa, Malennio, Dauno e Idomeneo che ricordano le origini della città; Porta San Biagio del XVIII secolo. Sotto l’impero di Publio Elio Adriano fu costruito l’anfiteatro romano che si ritiene potesse ospitare circa 25000 spettatori, riportato alla luce nel 1938; dello stesso periodo è il teatro romano ubicato alle spalle della chiesa di S. Chiara.

Di straordinaria bellezza sono: il Palazzo del Governo, ex convento dei Celestini, iniziato nel 1659 e terminato nel 1695; progettato dallo Zingarello che eseguì solo il primo piano, il secondo piano fu costruito da G. Cino e C. Penna mentre il quadriportico su colonne fu costruito da G. Riccardi e completato poi da G. Zambalo. Il Campanile del Duomo, uno dei più alti e belli d’Italia, anch’esso opera dello Zimbalo, fu iniziato nel 1661 su commissione del Vescovo Luigi Pappacoda e richiese circa ventuno anni di lavoro. Da visitare, il castello costruito da G. Giacomo d’Acaya su commissione di Carlo V. Da ammirare la colonna di S. Oronzo, opera dello Zimbalo, fatta erigere nel centro della omonima piazza dai cittadini nel 1666, per adempiere ad un voto pronunciato durante la peste del 1656. Santo patrono della città di Lecce è appunto S. Oronzo, festeggiato il 24, 25 e 26 Agosto insieme a Giusto e Fortunato. Per il santo vi è una grande devozione e numerosi sono stati gli interventi miracolosi ad esso attribuiti. Lecce vanta anche una ricca tradizione di studi umanistici e l’Università di Lecce ne rappresenta il cuore. Lecce città piena di suggestione, ricca di ricordi, di cultura, centro di studi storici e letterati dette anche i natali a grandi umanisti come Antonio De Ferraris – detto il Galateo – a Scipione Ammirato, letterato e poeta, e ad Ascanio Grandi. Nacque a Lecce il grande tenore Tito Schipa che portò sulle scene di tutto il mondo un po’ della ricchezza culturale e della raffinatezza musicale della città.

Elenco strutture per una vacanza a Lecce: http://salentotravels.it/puglia/vacanze-lecce.html

I SECOLARI ALBERI DEL SALENTO IL FICO E L’ULIVO

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Nel visitare oggi il Salento, sicuramente, non possiamo perdere di vista i nostri innumerevoli alberi secolari, che per le loro forme e colori non possono che essere uno dei motivi principali della bellezza di questo territorio, tra cui l’albero di fico e l’albero di ulivo.
L’albero di fico ha una  presenza molto massiccia grazie al suo robusto tronco e ai sui maestosi rami che possono raggiungere dai 6 ai 8 metri di altezza, con un diametro molto ampio; così permette nei giorni estivi molto caldi di godere di una gradevole frescura stando semplicemente “ai suoi piedi”. E’  proprio qui che possiamo notare e ammirare la bellezza di questo secolare albero da frutto, immesso nel territorio Salentino da tempo lontanissimo: il suo tronco grigiastro si dirama verso l’alto con rami spesso sottili e deboli terminanti da gemme di forma appuntita, che accolgono foglie molto rugose e piuttosto larghe tri-pentalobate, di colore verde scuro.
I suoi frutti variano in base alla stagione come varia anche il colore della loro buccia che và da verde a giallo per i fichi bianchi, da marrone a rosso con sfumature violette per i fichi neri o violetti  e possono essere  i “fioroni” che  si formano in autunno e maturano in tarda primavera dell’anno successivo (giugno-luglio) oppure i veri fichi che si formano in primavera e maturano in estate inoltrata dello stesso anno (agosto anche con maturazioni che possono arrivare anche da settembre in poi). Il fico, che in dialetto griko prende il nome di Sucèa,  è una pianta che non ama un clima rigido e freddo, che può scendere al di sotto dei -10°C, ma al contrario ama una temperatura calda e non ha paura dei periodi di siccità. E’ proprio questo, uno dei motivi del grande successo che ha avuto l’albero di fico nel nostro Salento, ma non solo perché ad esso possiamo apportare anche l’enorme bontà del suo frutto con innumerevoli proprietà nutritive e la sua  velocità di fruttificazione. Uno degli esemplari più grandi del Salento lo possiamo ammirare, in tutta la sua maestosità, a Martano da “Masseria Sucea” , che prende proprio il nome da questa stupenda pianta.
Così da sempre, il frutto di questa pianta, “la fica” (chiamato così in un dialetto agricolo per differenziare il frutto dalla pianta) è stata del tutto fondamentale nella dieta invernale  della nostra popolazione senza distinzioni di classi sociali; infatti veniva raccolta a fine primavera e in tarda estate, tagliata per metà, essiccata al nostro maestoso sole e messa a riposare  “sui cannizzi” dove venivano conservati in inverno sui tetti delle “pajare”. Queste facevano spesso parte, delle innumerevoli costruzioni insieme ai “furni o furneddhi” che caratterizzano questo territorio. Costruzioni che rappresentavano la casa e quindi il luogo, dove si sviluppava la vita dei nostri antenati; infatti erano loro, in base ai racconti dei nostri nonni o ancor meglio bisnonni, a salire ogni mattina sulla “pajara” e a prendere una piccola quantità di “fiche” ( che doveva bastare per l’intera giornata e per tutta la famiglia) che venivano poi cotte nei “forni”. Quindi i frutti raccolti da questo albero, dovevano essere a sufficienza per soddisfare un’intera stagione invernale di più famiglie; proprio per questo erano innumerevoli le piantagioni di fico, che prendevano il nome di “ficheto”.
Man mano però “ il ficheto” a lasciato piede “ all’uliveto” un’altra vasta piantagione, ora però dell’albero di ulivo. Anch’esso si può ammirare in quantità maestose e nelle sue innumerevoli forme in tutto il Salento; ma da non perdere uno, in particolare, si può apprezzare solo nel vederlo dal vivo, per catturare tutta la sua bellezza e maestosità. Probabilmente è uno tra i più grandi e secolari di tutta Italia, si trova in provincia di Lecce a Borgagne, un piccolissimo paesino, ma che rintana uno dei regali più grandi e belli che la natura salentina ci ha donato.
Quest’albero, che come tanti altri,  compone enormi distese di uliveti ,può vivere anche mille anni, si presenta così:  il tronco spesso è contorto con una corteccia grigia con sfumature chiare-scure, la chioma conina sempreverde è formata da piccole foglioline coriacee con picciolo corto e margine intero, mentre la parte inferiore di esse è di colore bianco-argenteo. La fioritura di questo albero  inizia intorno marzo-aprile e si completa verso maggio-giugno. Il frutto “le olive” ha un peso che varia da 1 a 6 grammi, molto piccolo con forma ovale dal colore che varia dal verdone al nero in base alla specie e alla maturazione. Dalle olive si estrae l’olio alimentare e parliamo soprattutto di olio vergine o extra-vergine che si ricava dalla spremitura meccanica delle olive.
Prodotto originario della tradizione agroalimentare del Mediterraneo, l’olio di oliva dunque ha iniziato fin da subito a rappresentare una delle questioni economiche e integrante anche della dieta mediterranea. Molti sono “i frantoi” infatti, anche di lunga data che caratterizzano il nostro territorio e in specifico di Martano con il Frantoio Ipogeo “ S.Blasi”: situato su via De Gasperi e recentemente restaurato ed è tra i primi esempi di sistema per la molitura delle olive.
Dunque possiamo dire che la tradizione e la cultura del Salento, molto bello da visitare per i suoi bellissimi posti, sagre  e cucina salentina non poteva esser così senza questi importanti alberi secolari:  l’ulivo e il fico, che nei loro anni ne hanno viste di storie e chissà quando avrebbero da raccontarci.