Archivio mensile:aprile 2014

LE CESINE

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La riserva naturale statale “Le Cesine” è un eccezionale complesso naturalistico e costituisce uno delle ultime testimonianze rimaste delle vaste paludi che si estendevano sulla costa pugliese tra Brindisi ed Otranto. La Riserva, gestita dal WWF Italia, si estende per 620 ettari lungo il litorale adriatico, nel comune di Vernole (Le) ed è costituita da una varietà di ambienti diversi: una lunga spiaggia, di circa 6 Km, con brevi tratti sassosi e scogli, dune, aree lacustri e palustri, pineta, macchia mediterranea, gariga, coltivi. Il toponimo Cesine deriva da “segine” come equivalente a “terreno incolto, abbandonato”. “Segine”, infatti, si chiamava il borgo poco distante che sorgeva intorno al castello di Acaya che, prima delle grandi trasformazioni del territorio causate dalle bonifiche, era circondato da estesi acquitrini e vegetazione palustre. Nel 1977 Le Cesine sono incluse nell’elenco delle Zone Umide di Importanza Internazionale secondo la Convenzione di Ramsar e nel 1978 viene istituita l’Oasi di protezione che vieta la caccia sull’intera area. Nel 1980, nella parte Nord-Orientale, viene istituita una Riserva Naturale di popolamento animale, la cui gestione, con la supervisione del Corpo Forestale dello Stato, è affidata al WWF.
L’origine di quest’area umida è antichissima; tutte le mappe, infatti, riportano questa zona come area paludosa. La vegetazione palustre è quella che maggiormente caratterizza l’area delle Cesine. Nelle aree più interne si possono ammirare varie specie di flora palustre quali il Falasco, il Giglio acquatico, l’Orchidea acquatica e la rarissima Orchidea di palude. In quelle prossime al mare dove ovviamente la salinità è maggiore, prevale la Cannuccia di palude e la rarissima Ipomea di palude presente in poche altre zone d’Italia; lungo la costa predomina il giunco che anticamente veniva raccolto per fare le “zuche”, cordame utilizzato da contadini e pescatori. Vi si trova anche la Fillirea. Notevole è la presenza di specie animali, come il Rospo smeraldino, la Raganella, il Tritone crestato e il Tritone italico presente soltanto nell’Italia meridionale. Tra i rettili troviamo la testuggine d’acqua e la biscia d’acqua.
Numerosissime sono le specie presenti tra gli Insetti, sia acquatici che terrestri. Soprattutto in primavera il volo di migliaia di farfalle rallegra l’aria e rende suggestivo ogni angolo della Riserva: dalle coloratissime Vanesse del Cardo all’elegante Macaone senza tralasciare gli incantevoli Licaenidi dai colori metallici. Ma l’importanza di quest’oasi risiede anche e soprattutto nel suo ruolo di “sosta” per gli uccelli da passo; infatti, nei mesi in questione, si osservano numerose e coloratissime specie di Anatre, Cormorani, Falchi di palude, l’Albanella reale, il Falco pescatore, gli Aironi e gli altri trampolieri. Particolarmente belle sono, poi, le numerose specie di orchidee, un tipo delle quali è denominata nel Salento “scarpette”.
La Riserva delle Cesine, aperta tutto l’anno, propone visite guidate, settimane verdi e campi d’avventura per ragazzi.
La masseria “Le Cesine” è il cuore di una serie di sentieri che attraversano le pinete e la macchia mediterranea terminando in capanni di osservazione sui pantani; uno di questi sentieri è attrezzato per i disabili. Di proprietà regionale, la Masseria Le Cesine si compone di diverse costruzioni realizzate in altrettanti periodi storici. La parte più antica è la Torre, costruita alla fine del Cinquecento, rappresentava l’avamposto militare della zona, permetteva il controllo del mare ed era in collegamento visivo con le torri di San Cataldo e quella di Torre Specchia. Alla fine del Seicento, cessato il pericolo di incursioni dal mare e venuta meno la funzione di avvistamento e difesa, si costruisce il primo nucleo della masseria, a questo si aggiunse alla fine del Settecento l’abitazione del massaro. I nuovi lavori di restauro ed ampliamento della struttura rendono la Masseria Le Cesine centro visite dotato di foresteria, auditorium, punto ristoro, base ideale per gite scolastiche, gruppi, famiglie ed amanti della natura.

Strutture per una Vacanza in Puglia e nel Salento: http://www.salentotravels.it/puglia/

GASTRONOMIA SALENTINA

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La cucina tradizionale salentina è una cucina umile e povera ma ricca di sapori e di odori. Èretaggio di tradizioni pagane e molti pasti facevano parte di riti propiziatori: le lenticchie nell’ultimo giorno dell’anno, i confetti e la frutta secca che portavano soldi; le uova sode che rappresentavano un auspicio per un nuovo ciclo vitale. Con l’avvento del Cristianesimo, i simboli pagani si trasformarono in simboli cristiani e alcuni riti diventarono voti per il Santo.
Questo spirito religioso ha spesso accompagnato le tradizioni gastronomiche salentine; il digiuno dell’Immacolata a base di “puccia” infarinata, a mezzogiorno e di brodetto bianco la sera, simbolo di purezza; i maccheroni con il vin cotto neri, per il giorno dell’Addolorata che ricordano il lutto della Madonna. Le “sagne ncannulate” che si riportano ai trucioli di San Giuseppe falegname; la barba di San Giuseppe: capellini conditi con ricotta e pepe nero.
Altre tradizioni culinarie risentono dei molti popoli che hanno dominato la Penisola Salentina.
Una fantastica tradizione afferma che le “frise” sono state portate da Enea quando sbarcò a Porto Badisco: ciambelle di pane biscottate, tagliate a metà, trasversalmente, da un filo, e cotte una seconda volta a forno tiepido; pasto tradizionale dei nostri contadini, messo a mollo a mezzogiorno e condito con pomodoro fresco, rughetta, olio d’oliva. Oggi la “frisa” è diventata un pasto prelibato. Vennero in seguito gli Arabi che più di tutti influenzarono la nostra cucina: ceci e tria (parola araba che significa lasagna) che per molti secoli, in alcuni paesi si offriva ai poveri il giorno di San Giuseppe; i “passaricchi” (pasta fatta a mano) condita con pane fritto e miele; la kopeta torrone al miele; i dolcetti di pasta di mandorle delle Monache Benedettine, rinomati in tutta Italia, sono un retaggio della dominazione araba.
I primi piatti salentini, secondo le tradizioni locali, erano preparati sempre con i medesimi
ingredienti, anche se in maniera diversa, per dare la sensazione di cambiare pietanza. La pasta si lavorava sempre in casa, si “scanava”: le lasagne, le “sagne ncannulate”, i “minchiareddhi” con ragù e ricotta “ascante” che ricordavano il pene del bambino. Molti usati i legumi “maritati” alle verdure: fave e cicorie (purè di fave e cicoriella selvatica) cotte nella “pignata” di coccio nel “focalire”. Ceca mariti: purè di piselli secchi, cime di rape affogate e tocchetti di pane fritto.
I secondi piatti tradizionali rispecchiano molto dell’antica povertà e sfruttano l’intelligenza delle donne salentine. E poi, polpette di pane, polpette di melanzane, polpette di carne di cavallo, di patate. Cibo da re gli involtini di interiora di agnellino avvolti nel budellino e cotti alla brace, “turcinieddhi”. Sanguinaccio di sangue di maiale, farcito di cervello, insaccato nel budello che, diventava dolce al cioccolato il martedì grasso. In questo elenco di secondi piatti non si può dimenticare i “moniceddhi”, piccole lumache col saio saltate al pomodoro e cipolla.
Cotto in mille modi il pesce azzurro, particolarmente saporito nel Salento, che trova la massima espressione nelle “scapece”, femminelle fritte, adagiate in botticella di legno, a strati, con pangrattato e zafferano, innaffiato dall’aceto di vino e venduto nelle piazze durante le feste patronali. Zuppe saporite di piccoli pesci, ma anche polipi alla pignata, triglie con i baffi di Porto Cesareo, orate e saraghi, cozze nere di Sant’Isidoro, di cui è ricco il mar Ionio, mangiate crude con succo di limone come prelibato antipasto. Per sostituire la carne, si usano le focacce ripiene di verdure, di ricotta, di pecorino fresco; “pitte” di ricotta, di patate. Le frittelle di pasta lievitata “pittule” farcite di olive, alici, baccalà, piatto tipico della vigilia di Natale.
Dei formaggi salentini sono rinomati il pecorino fresco e stagionato, ma ancora di più il formaggio ricotta, formaggio maggiolino per condire la pasta fatta in casa con il pomodoro fresco. Tradizionali e conosciuti anche all’estero sono i dolci salentini: “purceddhuzzi e cartellate”, natalizi, a forma di rosa, fritti e poi ricotti nel miele; “mustazzoli”: dolcetti di farina di farro impastata con il vin cotto e polvere di mandorle, glassati al cioccolato; le “fave dei morti” che secondo la tradizione, venivano poste sul tavolo la vigilia per farne omaggio ai defunti.
La frutta secca è una specialità salentina: i fichi secchi infornati sostituivano il pane durante
l’inverno perché molto più nutrienti e venivano invece regalati ripieni di mandorle, cioccolato, scorsa di limone e confezionati in scatole di castagno e conservati in casa nelle “capase” di creta. “Li passatiempi”: legumi secchi, messi a bagno nell’acqua salata e poi infornati: ceci, fave, semi di zucca, sgranocchiati nelle lunghe sere d’inverno.
La cucina è cultura quando rispecchia la storia e l’anima di un popolo, proprio come la cucina millenaria salentina.

LE MASSERIE SALENTINE

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Le Masserie rappresentano un’icona del territorio pugliese. Si tratta di luoghi che raccontano la storia, la cultura e l’evoluzione di un popolo. Testimonianza della struttura del latifondo medievale, ricordo di più complesse e più remote forme di organizzazione insediativa e di sfruttamento del suolo, le masserie del Salento rappresentano la materializzazione del contrasto tra classi dominanti e classi dominate, tra nobiltà (laica o ecclesiastica) e uomini della terra. Il termine masseria (o massaria, nei documenti antichi) ha nella nostra regione un significato molto ampio ed individua spesso tutte le forme d’insediamento sulla campagna anche quando queste presentano soltanto un fabbricato molto semplice composto da pochi locali e da qualche recinto per la custodia degli animali. Generalmente però la masseria presenta un impianto più complesso anche se non raggiunge mai l’articolazione degli insediamenti rurali di altre regioni d’Italia.
Le masserie salentine riflettono tradizionali attività agricole incentrate prevalentemente sulla pastorizia e sulla cerealicoltura. Si tratta comunemente di masserie di media e piccola estensione con terreni di pertinenza che raramente superano i 500 ettari. Ciò che maggiormente risalta nella maggior parte delle masserie salentine è l’aspetto di piccoli fortilizi che rende l’insediamento più vicino all’opera di difesa che a un luogo di vita e di lavoro. Sono infatti le masserie fortificate e soprattutto le torri masserie che con la mole massiccia dell’edificio turriforme, con la ricchezza degli elementi architettonici e con l’ampio repertorio dei particolari decorativi, incidono marcatamente sul disegno del paesaggio agrario. Per certi aspetti le masserie fortificate del Salento rappresentano veri e propri “monumenti” dell’architettura rurale. Le caratteristiche fisiche ed antropogeografiche della penisola salentina sono state sempre il motivo delle necessità difensive, ma con l’eclissarsi dell’autorità bizantina nel Mediterraneo, l’urgenza di potenziare il sistema di difesa delle coste, più esposte alle scorrerie e alle invasioni piratesche, determinò un profondo mutamento anche nell’organizzazione dell’habitat rurale. Il moltiplicarsi delle masserie fortificate lungo la fascia adriatica, che da Otranto si estende fino al territorio di Brindisi, e lungo la fascia ionica, dal Capo di Leuca fino al confine con la provincia di Taranto, testimonia l’insicurezza delle nostre campagne per un lungo arco di tempo che va dal Quattrocento fino all’Ottocento.
In questo ultimi anni si è restituita una nuova vita a questa antichissima storia: la Puglia ha saputo trasformare le masserie in luoghi di ricettività in cui l’intimità è preziosa, ma in cui anche si possono ritrovare tutte le comodità, e anche il lusso che una clientela esigente e raffinata desidera. Le masserie sono state ristrutturate nel rispetto filologico della loro configurazione originaria, hanno conservato gran parte degli arredi di antiquariato, ma si sono innovate nei servizi, nelle attrezzature sportive e del tempo libero, e sono diventate in questi anni il segmento più prezioso e coinvolgente dell’offerta ricettiva pugliese. Vivere oggi una vacanza in masseria significa godere di una bellezza agreste, nobilmente antica, trasformata in una delle forme più raffinate di ospitalità contemporanea.

Catalogo Masserie in Puglia e nel Salento su http://salentotravels.it/puglia/masserie-salento.asp